Nel
libro "I viaggi di Gulliver" si narra che i minuscoli lillipuziani,
alti appena qualche centimetro, riuscivano a catturare Gulliver il predone,
di tante volte più grande di lui, legandolo durante il sonno
con una fitta rete di fili. Questa favola, scritta da Jonathan Swift
nel 1725, è elogiata per la sua creatività fantastica,
ma l'intento dell'autore non era tanto narrativo quanto politico perché,
attraverso Gulliver, voleva rappresentare la potente Inghilterra che
cominciava a spadroneggiare per il mondo.
Per la gente dell'epoca il riferimento era chiaro e dal racconto trasse
grandi lezioni che tutt'oggi sono di grande attualità. Oggi il
grande Gulliver di turno è l'impero del denaro. I suoi confini,
ormai, sono estesi a livello planetario e sembra che più nessuno
possa fermarlo. Eppure, se impariamo a lavorare insieme e a stendere
i nostri fili sottili in maniera coordinata, come facevano i piccoli
lillipuziani, possiamo immobilizzarlo. Ecco la grande lezione di questa
favola: solo agendo insieme possiamo bloccare questo mostro, che avanza
come uno schiacciasassi, e possiamo costruire, dal basso, qualcosa d'altro
che possa garantire la vita al mondo.
Questo è l'appello che faccio a voi in Italia: mettete
insieme i vostri fili sottili per formare una grande rete lillipuziana.
Nel '95-'96, girando per buona parte delle province e delle regioni
d'Italia, ho potuto constatare con i miei occhi che in Italia esiste
una grossissima realtà di base. C'è un'effervescenza,
una volontà di reagire alle cose che è davvero straordinaria.
Qualcuno la chiama la "società civile". E' un termine
che non mi soddisfa molto, preferisco parlare di "grossa realtà
di base", di gente, di gruppi che lavorano, che lottano, che si
danno da fare.
Oltre la testimonianza
Un esempio che considero incredibile è quello del commercio equo:
centinaia di negozi che stanno nascendo e crescendo in tutta Italia,
con una spontaneità e una vivacità che lascia allibiti.
Molti amici sostengono che questa grossa realtà di base non ha
eguali in Europa. Ma, per quanto estesa e consistente, rimane ad un
livello di testimonianza che incide pochissimo sulle scelte politiche
ed economiche effettuate dal nostro paese.
Per me questa è un'aberrazione incredibile, soprattutto perché
avviene in un momento in cui siamo tutti convinti che è necessario
essere incisivi. Purtroppo, sulla funzione della testimonianza non possiamo
più illuderci: per quanto importante e doverosa non è
più sufficiente. Siamo grati a chi testimonia pagando di persona,
ma se vogliamo che questo mondo sopravviva non possiamo più limitarci
alla testimonianza: se vogliamo che questo mondo sopravviva dobbiamo
organizzarci per incidere sulle decisioni economiche e politiche. La
storia ce lo impone.
Dopo
millenni di cammino, l'umanità è giunta ad un bivio: o
compie scelte economiche e politiche che garantiscano la vita a tutti
o sarà la morte per tutti. Molti stimatissimi scienziati continuano
a ripetercelo da tempo, mentre i segni della disfatta sono sotto gli
occhi di tutti. La contraddizione della realtà italiana è
proprio questa: nonostante l'impegno diffuso e l'incredibile vivacità,
le realtà di base non riescono ad incidere. Eppure tutti riconoscono
che è urgente spingere il sistema a fare altre scelte. Scelte
di vita invece che di morte. Ecco perché dal '95 sono tornato
più volte su questo tema, insistendo con amici, chiedendo a tutti
di darsi da fare, di lanciare questa "rete lillipuziana".
Ma ancora, questa proposta stenta a decollare, forse perché siamo
tutti un po' smarriti di fronte alla potenza del grande gigante, l'impero
del denaro. Davanti a tali forze soverchianti ci sentiamo tutti stritolati
e ci sembra impossibile poter fare qualcosa. Ma questo è il grande
peccato della nostra società: il peccato dell'impotenza, il sentire
che noi non possiamo fare nulla. Invece possiamo fare moltissimo, possiamo
fare meraviglie.
Ogni volta che leggo il Vangelo di Giovanni, sono colpito dal fatto
che Gesù, proprio durante l'ultima cena, abbia detto ai suoi
discepoli: "Se avrete un briciolo di fede, potrete fare cose ben
più grandi di quelle che ho fatto io". Mi piace affermare
che ogni uomo è potenzialmente una bomba atomica, nel senso che
contiene dentro di se delle capacità e delle energie dirompenti.
Figurarsi cosa non può venire fuori se quelle capacità
e quelle energie sono condivise e indirizzate verso un progetto comune,
il progetto di un'economia di giustizia. Guardiamo ancora a quei lillipuziani:
benché ciascuno di loro potesse essere schiacciato da Gulliver
con un solo colpo di tacco, riuscirono ad inchiodarlo perché
non si lasciarono intimorire e perché furono capaci di stendere
i propri fili in maniera coordinata. Quell'intreccio di fili che imbrigliò
Gulliver era il frutto di incontri, accordi, riflessioni comuni. E'
bello pensare che la rete di rapporti umani può trasformarsi
in una rete che imprigiona il sistema. Questa è la rete lillipuziana.
Strategia dei piccoli
Penso che non sia facile partire subito con una rete nazionale. Bisogna
partire dalla dimensione locale, dal paese, dalla città, dalla
provincia, dove la gente e i gruppi possono incontrarsi, anche se oggi
esistono le reti elettroniche che annullano le distanze. Non demonizziamo
le reti elettroniche: se l'uomo le ha inventate non sono sataniche.
Lo possono diventare, ma sono comunque delle potenzialità che
ci vengono offerte. La rete elettronica ci offre la possibilità
di conoscerci, di effettuare rapide consultazioni di base: quasi in
tempo reale possiamo attuare degli incredibili processi democratici.
Proviamo a vedere se in ogni città si può costituire una
piccola rete di gruppi che contestano l'attuale sistema e che si sforzano
di farlo cambiare, mettendo in pratica uno stile di vita diverso, dando
voce alle campagne e facendo controinformazione. Il mugugno e le azioni
disperse non servono più. Dobbiamo renderci conto che stiamo
lottando tutti un'unica battaglia (scusate il termine militare), che
abbiamo tutti un unico impegno. Io penso che se ogni città, ogni
provincia potesse fare questo, allargandosi poi in chiave più
ampia, oltre la provincia, in chiave regionale e perché no anche
nazionale, potrebbe essere l'inizio di qualcosa di rilevante.
Sono ottimista rispetto alla possibilità di cominciare a tessere
i fili della rete lillipuziana, cercando, come dice il bellissimo libro
contro il capitale globale di Jeremy Brecher e Tim Costello, "di
collegare gli interessi individuali con gli interessi collettivi, il
globale con il locale, i produttori con i consumatori, il Nord col Sud,
le piccole associazioni con le grandi, chi è minacciato con chi
è marginalizzato". In questo bellissimo libro, gli autori
concludono questa loro riflessione sostenendo che "nessuna iniziativa,
nessuna campagna, nessuna legge o istituzione appare in grado di contrastare,
da sola, il progetto in atto di livellamento sociale verso il basso".
Come dire che solo attraverso l'intreccio delle molteplici iniziative
che i vari comparti della società civile sono in grado di organizzare
a livello internazionale è possibile contrastare il progetto
di sfruttamento globale che questo sistema ha disegnato. La strategia
lillipuziana parte proprio da questa consapevolezza ed afferma che per
controllare il saccheggio globale è necessario che i molteplici
fili della resistenza popolare siano capaci di unirsi a livello planetario.
Per questo dobbiamo puntare a costruire un movimento di resistenza popolare,
di dimensione planetaria, formato da tutti coloro che si oppongono al
progetto di livellamento sociale verso il basso e che lottano affinché
ci sia un recupero, per tutti, dei fondamentali diritti economici, sociali,
umani e politici.
Alex